mar
2
2010
di Sugarpulp Crew
Cari ultras della Barbabietola,
tutti in curva per gli aggiornamenti di questa settimana: tre post succosi e zuccherini in classico Sugarpulp-style. Partiamo con Alessandro Morera che ha recensito per noi “Il Giudice Meschino”, l’ottimo esordio di Mimmo Gangemi: un libro duro e amaro legato in maniera indissolubile ad una terra, la Calabria, martoriata da tanti problemi. Fabrizio Fulio Bragoni ha invece intervistato per noi i Guano Padano, band dalle armonie e dai toni western, ideale colonna sonora per un viaggio lungo una Pianura Padana selvaggia e magica. Chiude il trittico di questa settimana Matteo Strukul con la recensione di The Southern Armony Musical Companion , un caposaldo del rock & roll sudista, un album che non fa prigionieri e che contiuna a stupire per i suoi riff sporchi e cattivi e per la magnifica voce urlante di Chris Robinson.
Vi ricordiamo infine la nostra campagna per l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura 2010 a Cormac McCarthy: trovate tutti i dettagli nella pagina di Facebook dedicata a questa iniziativa.


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feb
17
2010
di Michele Fiano
Gran colpo messo a segno dalla Marsilio questo romanzo d’esordio di Pierluigi Porazzi: un giallo ordito ottimamente, un noir dai molteplici riferimenti sociali e un pulp di quelli che fanno arrossire anche le barbabietole più navigate. Lo sfondo è un annebbiato Friuli apparentemente “tranquillo e operoso”, una parte del nordest che ha perso i colori vividi di una volta, che si è ingrigita.
Invece il killer che ci presenta Pierluigi imbratta di un bel rosso acceso tante pagine di questo libro, rendendosi protagonista degli omicidi di giovani fanciulle i cui corpi vengono ritrovati svuotati degli organi, orrendamente mutilati e artisticamente posizionati. E sono tanti, più di quanto si pensi in un primo momento.
Non possiamo attribuire la stessa operosità ai vertici della questura di Udine: raccomandati e nullafacenti, orientati solo alla soddisfazione delle esigenze e dei desideri dei propri superiori, tutti ai comandi dell’infido Presidente della Regione Aristide Gonano, l’uomo che al proprio soldo ha non solo le forze dell’ordine ma anche magistrati e giornalisti della superficiale stampa di provincia.
Ma ci sono agenti che non battono la fiacca e qualche magistrato ancora dedito all’incondizionato perseguimento della verità. Non hanno vita facile: per qualche strano e inquietante motivo le direttive dall’alto intralciano quando non ostacolano le loro ricerche.
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feb
12
2010
di Michele Fiano

Michele Fiano con James Ellroy alla presentazione de "Il Sangue è Randagio"
Il sangue chiama il sangue e se il sangue è randagio, si sa: lo sugarpulpiano doc è attratto come un vampiro a digiuno da secoli che si vede aprire la bara da una verginella rosea e paffuta. Sì, perché per leggere “Il Sangue è Randagio” ho dovuto aspettare quasi dieci anni, ecco perché ho attraversato buona parte dello stivale per accorrere al richiamo. Mi preme precisare una cosa: ammiro Ellroy ma non tutta la sua produzione. È quanto scritto nei primi due capitoli della Underworld USA Trilogy che risulta oggettivamente epocale, imprescindibile.
Quanto ha ereditato il NIE dalla prosa di Ellroy anche se ritmi e contesti non sono apparentabili?
Avremmo goduto dei primi due capitoli della Trilogia Sporca dell’Italia di Simone Sarasso senza American Tabloid ?e Sei Pezzi da mille? Non a caso Simone ha mutuato dai primi due masterpieces ellroyani un indimenticabile personaggio: Pete Bondurant, una delle figure più nere ed importanti della crime fiction di tutti i tempi, l’uomo sul campo, il risolutore, l’infiltrato tra gli introdotti, l’onnipresente.
Don Winslow ci avrebbe intrattenuti con il suo - apprezzatissimo da Ellroy - Il Potere del Cane?
E De Cataldo avrebbe scritto Romanzo Criminale?
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feb
12
2010
di Matteo Strukul
Diciamo da subito che a Fanucci va riconosciuto grande coraggio e capacità di rischiare. La casa romana pubblica da sempre, e a volte assumendosi dei gran bei rischi in termini di vendite, molti degli autori che qui a Sugarpulp siamo pronti ad applaudire, non per piaggeria o manie personali, ma semplicemente perché sono scrittori i cui nomi sono entrati ormai da tempo nelle prime file della new wave della crime fiction americana. Che poi sempre più spesso è una crime fiction che profuma di crossover. Potremmo citare Charlie Huston e Daniel Woodrell giusto per fare i primi due nomi che vengono in mente e a quel punto andarcene tutti a casa. Ma oggi parliamo di Dave Zeltserman e del suo fantastico “Piccoli crimini”.
Autore dal talento micidiale, andatevi a rileggere la recensione firmata da Giacomo Brunoro de “L’occhio privato di Denver” (Meridiano Zero) please, Dave Zeltserman somiglia molto alla reincarnazione di Jim Thompson. Per quel suo amore verso storie nere aperte in due da un sorriso gocciolante sangue. Per un umorismo cupo che puzza di morte, per essere capace di tratteggiare personaggi anticonvenzionali e in perenne trasformazione mentre si dirigono verso il baratro in modo del tutto consapevole. Che poi è l’essenza del noir: quel senso di ineluttabile e di mortalmente affascinante che attrae il perdente nel ventre del precipizio.
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feb
5
2010
di Sugarpulp Crew
Care mascherine,
domani si inaugura ufficialmente il Carnevale di Venezia, una festa che alla cricca di Sugarpulp piace di brutto: per noi Carnevale vuol dire Venezia, baccari, canali, feste, ombre, calli, spunciotti, tramezzini gordi, frittelle e galani, Paradiso Perduto, batéi, maschere, grappini, coriandoli, scherzi, divertimento e tutto quello che più vi aggrada. Prima di illustrarvi gli aggiornamenti di questa settimana quindi ci permettiamo di darvi un consiglio per il Carnevale: quest’anno la maschera da barbabietola va un casino. Meglio se barbabietola carnivora. E adesso veniamo a noi: quest’anno il Carnevale si inaugura in anticipo su Sugarpulp con tre pezzi da leggere e rileggere a volontà. Si parte con I reality fanno male di Marilù Oliva, un racconto a tutto pulp dal ghigno sadico. Vi serviamo poi due recensioni: l’instancabile Matteo Strukul ci porta dentro al mondo del nuovo astro nascente Sebastian Fitzek raccontandoci “Il ladro di anime” e “Il bambino”, mentre la new-entry Elisa Contato ha letto e commentato per noi La morte in pentola, il nuovo e divertentissimo giallo di Gaia Conventi. Non ci resta che salutarvi ricordandovi che anche a Carnevale semper licet Sugarpulp!


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feb
5
2010
di Matteo Strukul
Sebastian Fitzek è la nuova scommessa di Elliot. E, a giudicare dalle ottime recensioni collezionate e dalla visibilità conquistata dall’autore berlinese nell’arco di un anno, c’è da dire subito che la scommessa è vinta.
Con pieno merito, crediamo.
Del resto a Courmayeur la gang del festival noir Numero Uno in Italia non ci invita esattamente chiunque. E proprio lì quest’anno è arrivato Sebastian Fitzek.
Ma al di là dei risultati, c’è soprattutto una grande scrittura e un autore che, definito a ragione il re dello psychothriller, è in grado di costruire trame narrative tanto complesse quanto affascinanti.
Per Elliot sono usciti al momento due titoli: “Il ladro di anime” e “Il bambino”. Per questo motivo noi di Sugarpulp, che amiamo svisare su tutte le “variazioni Goldberg” dei generi collegati a pulp e noir, abbiamo ben pensato di parlarvi di un autore originale, raffinato, acuto, capace di creare veri e propri rompicapi narrativi.
Ma procediamo con ordine.
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gen
29
2010
di Sugarpulp Crew
Cari drughi della barbabietola,
non potevamo lasciarci scappare di mano l’ultima settimana di gennaio senza un aggiornamento polposo e zuccherino. Sappiamo bene che siete in stato di totale dipendenza da barbabietola carnivora ma per vostra fortuna noi siamo qui a rifornirvi di dosi sempre più massicce di Sugarpulp. Oggi ci presentiamo con un tris vincente di barbabietole: la prima è un recensione di Andrea Pelfini che ci racconta a suo modo “Suttree” di Cormac McCarthy (tanta roba!); tocca poi a Pierluigi Porazzi con “Uomo fortunato” un racconto divertente, cattivo e politicamente scorretto (attenzione che il Porazzi tra un po’ ve lo ritroverete in libreria: questo è un nome da tenere d’occhio!); chiude il tris Matteo Strukul con un pezzo clamoroso e che è la carta vincente di questo tris barbabietolato: “Sin City: dal fumetto al film”, un’analisi dettagliata e appassionata del capolavoro di Frank Miller e del delirio visivo di Robert Rodriguez.
Per questa settimana è tutto, ci risentiamo a febbraio: voi andate, leggete e moltiplicatevi!


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gen
29
2010
di Andrea Pelfini
Cronache dalla periferia. A chi me lo dovesse chiedere non saprei riassumere in altro modo l’essenza di “Suttree” romanzo di Cormac McCarthy unanimemente riconosciuto come il suo capolavoro e frutto di anni di riscritture, riprese e interruzioni prima della definitiva pubblicazione datata 1979.
Un’avvertenza per il lettore affezionato a questo straordinario scrittore: “Suttree” si distanzia in modo abbastanza netto dal resto della sua opera, non tanto per i suoi contenuti, che rimangono epici e tragici e universali, quanto per lo stile di scrittura, molto più grumoso, denso, composto di una sostanza simile a melassa che avvolge il lettore imbrigliandolo e, a tratti, addirittura ostacolandolo.
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gen
21
2010
di Sugarpulp Crew
Cari costabravas,
le vostre barbarbietole carnivore sono tornate. Oggi accendiamo la miccia a tre petardi in pieno stile Sugarpulp, roba da far impallidire le varie bombe di maradona e testate di zidane del mercato nero del petardone di Poggioreale. Iniziamo con il colpaccio messo a segno da un Matteo Strukul in versione dinamitardo impazzito: stiamo parlando di un’intervista a Lars Kepler, pseudonimo sotto cui si nascondono Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, gli autori de “L’Ipnotista”, il noir svedese del momento. Tocca poi a Marco Busatta che ha finito tutti i raudi e i detonanti accumulati a capodanno e allora ha deciso di spararci la recensione de “L’insolita Rumba” di Biagio Autieri. Chiude il trittico Carlo Vanin, un nuovo scugnizzo della cricca Sugarpulp che si presenta con Killing Gabibbo, racconto inedito esplosivo (e vi pare che potevamo usare un altro aggettivo?) che vi farà uscire gli occhi dalle orbite. Adesso dobbiamo scappare perché abbiamo appena acceso le micce ed è meglio darsela a gambe: sono tutte micce corte e noi di Sugarpulp sotto sotto ci teniamo alla nostra pellaccia…


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gen
21
2010
di Matteo Strukul
C’è un nuovo thriller che in questi giorni sta sbancando in libreria. Ci riferiamo a “L’Ipnotista” di Lars Kepler, lanciato da Longanesi, com’è ormai tradizione, con una campagna da Blitzkrieg. Fino ad ora sono piovute recensioni molto positive un po’ ovunque. Impressionante, considerato che il romanzo è sugli scaffali da una settimana. Ma va detto che come già con “Il Suggeritore”, anzi ancor di più, la casa editrice ha scelto con cura e con ragione il proprio cavallo da Gran Premio.
E se è una mossa certamente legittima a livello di marketing sostenere che Lars Kepler – dietro il cui nome si cela la coppia di coniugi svedesi romanzieri Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril – è colui che ha superato Larsson in vetta nelle classifiche svedesi; non altrettanto possiamo dire circa la sua opportunità. Perché si rischia di incastrare il libro in un accostamento che vale fino a un certo punto.
Certo, sono gli stessi Alexander e Alexandra Ahndoril a ribadire un certo tipo di ispirazione, ma noi, ostinatamente, crediamo di non fare un torto a nessuno se diciamo che ne “L’Ipnotista” c’è una pulizia di scrittura, un ritmo cinematografico, una profondità nella caratterizzazione dei personaggi che è tutta farina del sacco dei coniugi Ahndoril.
Comunque, bando alle ciance, non vogliamo appiopparvi un pistolotto da critici paludati, siamo pur sempre barbabietole insanguinate o no? Continue reading
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