Cari folgorati dalla visione della Barbabietola sulla Romea,
prima di tuffarci negli aggiornamenti di questa settimana vogliamo segnalarvi lo strepitoso successo di critica de L’ombra del falco, il romanzo d’esordio del nostro Pierluigi Porazzi. Le vostre barbabietole preferite questa volta se la tirano un po’ dato che la recensione scritta da Michele Fiano su Sugarpulp.it è stata la prima in assoluto a parlare dell’allucinante thriller di Porazzi (grazie anche a Marsilio Editori che ci ha permesso di leggere in anteprima il romanzo). Che L’ombra del falco sia un vero e proprio librazzo è un dato di fatto, provate a dare un’occhiata a quello che hanno scritto su Corpi Freddi, La Tela Nera, Thriller Magazine, Angolo Nero e nel blog di Marilù Oliva: un vero e proprio plebiscito!
Ma veniamo al succo della barbabietola di questa settimana, più tossica e zuccherina che mai: si parte con una recensione di Pierluigi Porazzi (sempre lui!), che ha letto per noi “Les Italiens” di Enrico Pandiani. Segue a ruota un’altra recensione, questa volta scritta da Carlo Vanin, che ci parla di “Gioventù d’asfalto”, seconda prova del furlano Massimo Santarossa. Last but not leastAdamo Dagradi con Cavalli Selvaggi, un racconto splendidamente intriso di malinconia ambientato in una pianura padana fredda, umida e senza luce.
E prima di lasciarvi ai cavalli selvaggi dei Rolling Stones vi ricordiamo l’appuntamento con Matteo Righetto a Bassano del Grappa: il fondatore di Sugarpulp, in collaborazione con MilanoNera, presenterà il suo Savana Padana alla libreria La Bassanese di Bassano del Grappa (VI), giovedì 18 marzo alle 20.45.
La storia viene separata dalla preistoria dall’invenzione della scrittura. Grazie, e il papa è cattolico, direte voi. Prego, dico io, ma aspettate che vada avanti. Il motivo di questa divisione è molto semplice: della preistoria non possiamo avere memoria scritta. Della storia sì. Come dire: gli scrittori, quei tizi che fumano e bevono troppo e che spesso sono parecchio strani, sono i depositari della nostra memoria. Che fortuna, direte voi. Ci poteva andare peggio, dico io.
Massimiliano Santarossa, classe ’74, furlan di Villanova, è uno di quegli scrittori che ha vissuto le cose di cui scrive e La sua seconda opera “Gioventù d’asfalto” ha proprio a che fare con la memoria, sua e in parte nostra.
I racconti di “Gioventù d’asfalto” ruotano attorno ad un gruppo di giovani, un “branco” di periferia che diventa di volta in volta, di racconto in racconto, protagonista e osservatore. Protagonista di serate etiliche ed esagerate e osservatore di una nutrita schiera personaggi che si trovano a frequentare la vecchia osteria del paese all’inizio degli anni ’90, in un periodo di profondo cambiamento sociale per l’Italia.
Facendo un giro in rete si possono scorgere vere e proprie recensioni killer su questo libro, ma come il miglior San Tommaso, bisogna vedere per credere, anzi leggere. “La Fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna”, a dispetto del chilometrico titolo, è un’opera abbastanza breve, edita da “Il Filo”, casa editrice che non ha una buona fama tra gli scrittori esordienti, specie per via della sua politica di editoria a pagamento, ma che, debbo essere onesto, almeno con uno scrittore affermato come Pinketts, a livello di editing ha fatto un lavoro strepitoso. Il libro, materialmente parlando, è fantastico, illustrato con fotografie di Mariasole Brivio Sforza che donano un effetto sorprendente all’occhio del lettore che può degustare l’opera attraverso foto di autore. Ma il pezzo forte, come ovvio che sia, è l’opera in se, una fiaba per adulti che risveglia nel lettore un senso di infanzia per età adulta, vissuta con gli occhi di un adulto che non vuole abbandonare il se stesso bambino, e che cerca tra le righe di quest’opera una sorta di infanzia bis, fatta di magie e paradossi che oltrepassano il limite della genialità.
Michele Fiano con James Ellroy alla presentazione de "Il Sangue è Randagio"
Il sangue chiama il sangue e se il sangue è randagio, si sa: lo sugarpulpiano doc è attratto come un vampiro a digiuno da secoli che si vede aprire la bara da una verginella rosea e paffuta. Sì, perché per leggere “Il Sangue è Randagio” ho dovuto aspettare quasi dieci anni, ecco perché ho attraversato buona parte dello stivale per accorrere al richiamo. Mi preme precisare una cosa: ammiro Ellroy ma non tutta la sua produzione. È quanto scritto nei primi due capitoli della Underworld USA Trilogy che risulta oggettivamente epocale, imprescindibile. Quanto ha ereditato il NIE dalla prosa di Ellroy anche se ritmi e contesti non sono apparentabili?
Avremmo goduto dei primi due capitoli della Trilogia Sporca dell’Italia di Simone Sarasso senza American Tabloid ?e Sei Pezzi da mille? Non a caso Simone ha mutuato dai primi due masterpieces ellroyani un indimenticabile personaggio: Pete Bondurant, una delle figure più nere ed importanti della crime fiction di tutti i tempi, l’uomo sul campo, il risolutore, l’infiltrato tra gli introdotti, l’onnipresente.
Don Winslow ci avrebbe intrattenuti con il suo - apprezzatissimo da Ellroy - Il Potere del Cane?
E De Cataldo avrebbe scritto Romanzo Criminale? Continue reading
domani si inaugura ufficialmente il Carnevale di Venezia, una festa che alla cricca di Sugarpulp piace di brutto: per noi Carnevale vuol dire Venezia, baccari, canali, feste, ombre, calli, spunciotti, tramezzini gordi, frittelle e galani, Paradiso Perduto, batéi, maschere, grappini, coriandoli, scherzi, divertimento e tutto quello che più vi aggrada. Prima di illustrarvi gli aggiornamenti di questa settimana quindi ci permettiamo di darvi un consiglio per il Carnevale: quest’anno la maschera da barbabietola va un casino. Meglio se barbabietola carnivora. E adesso veniamo a noi: quest’anno il Carnevale si inaugura in anticipo su Sugarpulp con tre pezzi da leggere e rileggere a volontà. Si parte con I reality fanno male di Marilù Oliva, un racconto a tutto pulp dal ghigno sadico. Vi serviamo poi due recensioni: l’instancabile Matteo Strukul ci porta dentro al mondo del nuovo astro nascente Sebastian Fitzek raccontandoci “Il ladro di anime” e “Il bambino”, mentre la new-entry Elisa Contato ha letto e commentato per noi La morte in pentola, il nuovo e divertentissimo giallo di Gaia Conventi. Non ci resta che salutarvi ricordandovi che anche a Carnevale semper licet Sugarpulp!
Sebastian Fitzek è la nuova scommessa di Elliot. E, a giudicare dalle ottime recensioni collezionate e dalla visibilità conquistata dall’autore berlinese nell’arco di un anno, c’è da dire subito che la scommessa è vinta.
Con pieno merito, crediamo.
Del resto a Courmayeur la gang del festival noir Numero Uno in Italia non ci invita esattamente chiunque. E proprio lì quest’anno è arrivato Sebastian Fitzek.
Ma al di là dei risultati, c’è soprattutto una grande scrittura e un autore che, definito a ragione il re dello psychothriller, è in grado di costruire trame narrative tanto complesse quanto affascinanti.
Per Elliot sono usciti al momento due titoli: “Il ladro di anime” e “Il bambino”. Per questo motivo noi di Sugarpulp, che amiamo svisare su tutte le “variazioni Goldberg” dei generi collegati a pulp e noir, abbiamo ben pensato di parlarvi di un autore originale, raffinato, acuto, capace di creare veri e propri rompicapi narrativi.
Ma procediamo con ordine. Continue reading
Cronache dalla periferia. A chi me lo dovesse chiedere non saprei riassumere in altro modo l’essenza di “Suttree” romanzo di Cormac McCarthy unanimemente riconosciuto come il suo capolavoro e frutto di anni di riscritture, riprese e interruzioni prima della definitiva pubblicazione datata 1979.
Un’avvertenza per il lettore affezionato a questo straordinario scrittore: “Suttree” si distanzia in modo abbastanza netto dal resto della sua opera, non tanto per i suoi contenuti, che rimangono epici e tragici e universali, quanto per lo stile di scrittura, molto più grumoso, denso, composto di una sostanza simile a melassa che avvolge il lettore imbrigliandolo e, a tratti, addirittura ostacolandolo.
le vostre barbarbietole carnivore sono tornate. Oggi accendiamo la miccia a tre petardi in pieno stile Sugarpulp, roba da far impallidire le varie bombe di maradona e testate di zidane del mercato nero del petardone di Poggioreale. Iniziamo con il colpaccio messo a segno da un Matteo Strukul in versione dinamitardo impazzito: stiamo parlando di un’intervista a Lars Kepler, pseudonimo sotto cui si nascondono Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, gli autori de “L’Ipnotista”, il noir svedese del momento. Tocca poi a Marco Busatta cheha finito tutti i raudi e i detonanti accumulati a capodanno e allora ha deciso di spararci la recensione de “L’insolita Rumba” di Biagio Autieri. Chiude il trittico Carlo Vanin, un nuovo scugnizzo della cricca Sugarpulp che si presenta con Killing Gabibbo, racconto inedito esplosivo (e vi pare che potevamo usare un altro aggettivo?) che vi farà uscire gli occhi dalle orbite. Adesso dobbiamo scappare perché abbiamo appena acceso le micce ed è meglio darsela a gambe: sono tutte micce corte e noi di Sugarpulp sotto sotto ci teniamo alla nostra pellaccia…
E’ stato amore a prima vista. Già il titolo mi ha stuzzicato riportandomi alla mente per assonanza un certo Superciuk di alanfordiana memoria. Non appena, poi, ho letto nella home page “Care barbabietole natalizie”, il sorriso ha incominciato ad incorniciare le mie ataviche labbra, ho continuato la lettura con gli occhi sgranati scoprendo altri tipi di barbabietole e un Babbo Natale ubriaco fradicio (ecco Superciuk!) per terra che mi ha messo allegria. Per un toscano ridanciano come il sottoscritto (quando non gli girano) una manna dal cielo. Finalmente un po’ di sana ironia, maremma maiala!, ho esclamato (notate la delicatezza). Continue reading
È al confine tra la Toscana e la Liguria, nel suggestivo territorio lunigiano, che muovono i passi i personaggi decisi e imprevedibili di questo avvincente romanzo.
La magistratura e la polizia locali stanno indagando infruttuosamente sull’omicidio di un giovane ritrovato nudo in un bosco, massacrato da numerosi e precisi colpi d’arma da taglio. I familiari della vittima sono pezzi grossi della società spezzina e non accettano che le forze dell’ordine abbandonino il caso dopo le fallimentari seppur minuziose ricerche del colpevole. La patata bollente viene passata all’investigatore Merisi che dovrà perlopiù “fare carta” per pacare i genitori del ventiquattrenne ucciso, dare l’impressione di continuare le indagini di un caso estremamente difficile: non ci sono moventi, la giovane vittima pur essendo omosessuale non conduce una vita borderline, non si droga né ha vizi pericolosi, è generoso, educato; cosa può aver spinto l’assassino ad accanirsi così sadicamente sul suo corpo? Continue reading