gen
21
2010
di Sugarpulp Crew
Cari costabravas,
le vostre barbarbietole carnivore sono tornate. Oggi accendiamo la miccia a tre petardi in pieno stile Sugarpulp, roba da far impallidire le varie bombe di maradona e testate di zidane del mercato nero del petardone di Poggioreale. Iniziamo con il colpaccio messo a segno da un Matteo Strukul in versione dinamitardo impazzito: stiamo parlando di un’intervista a Lars Kepler, pseudonimo sotto cui si nascondono Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, gli autori de “L’Ipnotista”, il noir svedese del momento. Tocca poi a Marco Busatta che ha finito tutti i raudi e i detonanti accumulati a capodanno e allora ha deciso di spararci la recensione de “L’insolita Rumba” di Biagio Autieri. Chiude il trittico Carlo Vanin, un nuovo scugnizzo della cricca Sugarpulp che si presenta con Killing Gabibbo, racconto inedito esplosivo (e vi pare che potevamo usare un altro aggettivo?) che vi farà uscire gli occhi dalle orbite. Adesso dobbiamo scappare perché abbiamo appena acceso le micce ed è meglio darsela a gambe: sono tutte micce corte e noi di Sugarpulp sotto sotto ci teniamo alla nostra pellaccia…


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gen
21
2010
di Matteo Strukul
C’è un nuovo thriller che in questi giorni sta sbancando in libreria. Ci riferiamo a “L’Ipnotista” di Lars Kepler, lanciato da Longanesi, com’è ormai tradizione, con una campagna da Blitzkrieg. Fino ad ora sono piovute recensioni molto positive un po’ ovunque. Impressionante, considerato che il romanzo è sugli scaffali da una settimana. Ma va detto che come già con “Il Suggeritore”, anzi ancor di più, la casa editrice ha scelto con cura e con ragione il proprio cavallo da Gran Premio.
E se è una mossa certamente legittima a livello di marketing sostenere che Lars Kepler – dietro il cui nome si cela la coppia di coniugi svedesi romanzieri Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril – è colui che ha superato Larsson in vetta nelle classifiche svedesi; non altrettanto possiamo dire circa la sua opportunità. Perché si rischia di incastrare il libro in un accostamento che vale fino a un certo punto.
Certo, sono gli stessi Alexander e Alexandra Ahndoril a ribadire un certo tipo di ispirazione, ma noi, ostinatamente, crediamo di non fare un torto a nessuno se diciamo che ne “L’Ipnotista” c’è una pulizia di scrittura, un ritmo cinematografico, una profondità nella caratterizzazione dei personaggi che è tutta farina del sacco dei coniugi Ahndoril.
Comunque, bando alle ciance, non vogliamo appiopparvi un pistolotto da critici paludati, siamo pur sempre barbabietole insanguinate o no? Continue reading
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