Killing Gabibbo

di Sugarpulp Crew

di Carlo Vanin

Tracklist consigliata:

  • Bjork & PJ Harvey – Satisfaction (live @ Brit Awards ‘94)
  • Letfield – Open Up
  • Aphex Twin – Funny Little Man

Bé, vediamo se riesco a farvi capire bene come sono andate le cose. Ho sempre smanettato coi computer fin da piccolo e ho anche sempre cercato di guadagnarci sopra qualcosa. Mi sa che ho avuto il primo masterizzatore del veneto. Bé, magari no. Ma sicuramente uno dei primi della zona. Mi era costato un botto al tempo ma l’ho ammortizzato in breve. Dopo un mese c’avevo già un archivio di cd masterizzati da far invidia ai napoletani. E li vendevo bene, anche. Tipo 10 mila lire a cd, 14 con la copertina scannerizzata o scannata o come si dice. C’avevo un catalogo aggiornato che neanche il Ventitre su a Padova.
Bé, ma questo non c’entra neanche tanto ma è per farvi capire che ho sempre avuto una testa per queste robe qui. Insomma, bisogna fare soldi in sta vita, altrimenti come fai con le fighe?
Ecco, quando ormai il masterizzatore ce l’avevano tutti il mio piccolo mercato è andato dove vorrei andare più spesso io. Ho trovato un piccolo ripiego: al tempo mio papà mi aveva regalato la macchina, una Uno decrepita, e io andavo su e giù dalla Slovenia a prendere le sigarette, avevo anche trovato un punto dove si poteva passare la frontiera per i boschi ma il rischio e la fatica non valevano la pena. Cioè, cominciava a sembrare un lavoro vero e io non ho mai avuto voglia di far fatica, perché ho sempre pensato che quando hai testa è inutile usare le mani.
E’ stato pressappoco in quel periodo che è arrivata internet. Come col masterizzatore io son stato il primo ad avere un modem in zona. Non so se vi ricordate com’era internet una volta. Un cesso. Connessioni lente e siti di merda. 56k è sinonimo di morte, zio cane. Eh, adesso c’abbiamo la banda larga, Facebook, lo streaming e tutte quelle menate lì. Al tempo eravamo contenti se riuscivamo a scaricare un filmatino porno da un mega. Un mega, cazzo. Cioè, non fa neppure in tempo a venirti duro. Bisognava stare una giornata a scaricare abbastanza roba per farti una sega.
Lasciamo stare. Ora, io al tempo c’avevo un amico che aveva la passione per Dragonball. Cioè, ce l’ho ancora l’amico. Si chiama Ricky ed è sempre stato uno sfigato. Ma era un amico, insomma. Mi cagava e mi aiutava, anche quando andavamo in Slovenia era lui che si faceva i boschi per portare le stecche dalle nostre parti. I soldi me li tenevo quasi tutti io e a lui andava bene così.
Ricky sapeva vita morte e miracoli di Dragonball e compagnia. A me non fregava tanto di quella roba perché comunque sapevo che era un argomento scacciafighe. E poi, sinceramente, se volevo vedere gente che urla e si mena mi bastava guardare i miei. E’ stato con la “supervisione” di Ricky che ho tirato su il mio primo e ultimo sito: www.dragonclopedia.com. (Non andateci adesso, mi raccomando che vi prendete un virus.) Al tempo non avevamo mica i template, il flash e tutta questa roba che avete adesso. Nottate e nottate passate a spaccarmi la testa sull’html ho dovuto passare!
Vi sembrerà un controsenso, magari, sapere che ho lavorato così tanto per una roba così stupida ma aspettate. La mia idea era mettere nel sito un casino di pubblicità. Vedete come al tempo già avevo anticipato cosa sarebbe diventata internet? Bé, fatto sta che la cosa ha funzionato ma non tanto come volevo. Cioè, la gente cliccava sì sui banner pubblicitari ma non prendevo tantissimo a clic e non potevo tappezzare tutto il sito di banner, sennò la gente non ci sarebbe venuta più.
Allora ho fatto due più due. Chi guardava Dragonball era uno sfigato e probabilmente non avrebbe mai visto la figa se non a pagarla. Il porno ha sempre tirato (mi ha sempre fatto ridere questa frase) da che mondo e mondo e io conoscevo un bel po’ di siti del genere da contattare.
Dal pensiero all’azione non c’è voluto molto. Ho tolto tutti i banner puritani e ho linkato tutto a siti porno. Naturalmente i banner erano ben, com’è la parola? Dissimulati? Bé, nascosti insomma.
Ce n’era uno tipo gif animato per esempio con una tipa russa con due tette così che strizzava l’occhio. Sotto c’era scritto “vieni a conoscermi” con la parola vieni evidenziata in rosso. Bé, adesso che ci penso, i banner non erano poi così tanto nascosti in ma vabbé. In un mese di banner porno avevo guadagnato il doppio di quanto avevo preso fino a quel momento coi banner normali. C’era anche una bella storia poi: alcuni siti linkati avevano quei programmini, dialer si chiamavano, che se tu volevi entrare nel sito dovevi per forza installarli. Il bello è che quei dialer ti facevano fare un numero che ti costava dieci volte di più di una connessione normale. E ovviamente quei soldi finivano tutti in tasca al sito e una parte anche a me.
Mi sentivo veramente arrivato al tempo. Mi ero comprato una camicia da un casino di soldi e anche un paio di jeans di angeli e demoni. Il progetto finale era mettermi via abbastanza soldi da prendermi una macchina decente, una bmw usata o una cosa così pensavo. Dovevo prendermela io perché visto che avevo fatto un anno in più al liceo e che avevo fatto sì e no due esami a Economia, mio papà non era proprio propenso a sganciare. Insomma, sembrava andasse tutto bene, finché una brutta sera, mi ricordo che stavo lavorando ai banner nuovi, suona il campanello di casa mia e sono quelli di Striscia la Notizia.
In testa mia ho subito capito che ero nella merda quando mio papà è entrato in camera e mi ha chiesto: “Ci sono quelli di Striscia la Notizia, che cazzo hai fatto?”
“Io? Niente.”
Niente un cazzo. Avevo un sito di Dragonball linkato a metà dei siti porno esistenti al tempo. Sono andato in soggiorno, cercando di mantenere la faccia più da culo che potevo. E’ stato allora che l’ho visto. Cioè, l’avevo visto anche prima, in televisione…ma dal vero faceva tutto un altro effetto. Il Gabibbo. Quella brutta merda di pupazzo rosso e se esiste un dio lo stramaledica in eterno. Il Gabibbo non parlava, stava dietro a tutti e ondeggiava, oscillava. C’era un altro tizio che parlava per lui e gli faceva la voce. Senza neanche chiederci il permesso quelli di Striscia si erano messi a riprendere tutto e appena ‘sto tizio che parlava al posto del Gabibbo mi ha visto mi ha fatto un sacco di domande.
“Sei tu che hai fatto il sito www.dragonclopedia.com?”
“Sai che ci sono link a siti non proprio legali?”
Figuriamoci i miei. Mia mamma era sbiancata e non è svenuta solo per il suo solito senso del decoro. Mio papà mi guardava come se avesse voluto ammazzarmi. Io me la stavo facendo sotto, che a ventidue anni non è il massimo. Il brutto è che non riuscivo neppure a dire niente a mia discolpa. Cavolo, con le telecamere sono arrivati fin dentro camera mia e hanno ripreso il pc con il mio lavoro di quella sera. Poi facevano delle scene in cui il Gabibbo apriva la bocca e il tizio che parlava per lui mi faceva delle domande. Io non sapevo neppure cosa dire e mi veniva da rispondere al tizio che mi faceva le domande, non al pupazzo rosso. “Guarda il Gabibbo quando rispondi!” Mi sgridava un altro tizio che era una specie di regista ed era della terronia.
A pensare a quella sera mi viene ancora una furia che non avete idea. Zio cane, viviamo in un posto dove i ministri vanno con le troie e si drogano e mi vengono a sgamare a me? A me neppure me ne frega niente di fare politica o robe così. Voglio solo una bella macchina, bei vestiti e qualche bella figa. Perché hanno dovuto rompermi il cazzo? E’ andata a finire che ho dovuto chiudere tutto e che mi hanno fatto firmare una liberatoria a me e ai miei per far andare il servizio in tv. Il bello è che ci hanno pagato per farci firmare. Quasi cinque milioni di lire, se mi ricordo bene. Però hanno detto anche una cosa strana a mio papà, ed è stato proprio il regista terrone a dirla.
“Bé, meglio noi che la finanza, no?”
A ripensarci oggi, ‘sta frase mi sembra tanto una minaccia ma no so. Avevo la testa incasinata quella sera. Volevo solo che quella merda di pupazzo se ne andasse via e mi lasciasse in pace.

Da lì in poi la mia vita è andata dove vorrei andare più spesso io. Mio papà mi ha costretto ad andare a lavorare nella fabbrica di un suo amico. Ho cercato di andare avanti con l’università ma non ce l’ho mica fatta. Non so se sapete cos’è la fabbrica. Ti porta via tutto, peggio del carcere.
Ho trovato una tizia, la Alessia. Non proprio una di quelle fighe che avevo in testa io. Un po’ cicciotta, insomma. Fatto sta che una notte che ero parecchio lanciato sono scivolato e tak, la Alessia è rimasta piena. Aborto neanche a pensarci perché i suoi sono di chiesa e meglio non farli incazzare visto che ci stanno aiutando per la casa e tutto. Io non voglio questa vita di merda, non la voglio proprio. Lavoro come un coglione ad assemblare macchine prezzatrici e a fare etichette, poi torno a casa e mi trovo un cessone con la pancia che scorreggia quando dorme. Ricky è ancora mio amico ed è anche l’unico che ho. Adesso lavora alla cartoleria del padre: rimane sempre uno sfigato con un quoziente d’intelligenza da pianta ma almeno non mi rompe le palle ed è sempre d’accordo con quello che gli dico, non come quella rompicazzi di mia moglie. Ma torniamo ai fatti, che se comincio a lamentarmi non è più finita.

Mia moglie ha un’amica, la Sara, grande gnocca. ‘Sta Sara fa la truccatrice e l’hanno chiamata a mediaset di recente perché i loro truccatori sono andati in sciopero o una cosa così, a me non frega tanto di guardare i tg quando torno dalla fabbrica perché appena accendo la tv mi vien voglia di ammazzare tutti. Insomma, la Sara una volta è venuta a bere il caffè qua da noi ed era tutta contenta di questo nuovo lavoro. Ha detto che anche se è una roba a tempo determinato le serve per il curriculum. A guardarla e a sentirla parlare non so se avevo più voglia di tirarle un calcione in faccia o palparle le tette.
“Ah: mi ha detto una collega che c’è una troupe di Striscia che sta venendo qui dalle nostre parti.”
Ha detto ad un certo punto e questo ha attirato la mia attenzione. La Alessia sa che parlare di Striscia in casa mia è, come si dice, taboo. La Sara però non lo sapeva e l’ho lasciata parlare, anche per non fare figure con mia moglie che poi è sempre pronta a rompere.
“Avete presente quel caseggiato che c’è in via dei Mille? Quello che hanno costruito e buttato giù tre volte?”
Certo che ce l’avevo presente, era a qualche isolato da casa mia. Qui in città conoscevamo tutti la storia e lasciavamo che le cose andassero avanti così. Tanto siamo in Italia, qui: non si può fare un cazzo contro quelli che hanno i soldi.
“Viene il Gabibbo a farci un servizio.” Ha detto poi la Sara e, d’istante, quando ho sentito quella brutta parola mi è venuta voglia di uscire e gridare ma sono stato ancora buono a bere il mio caffè. Mi sono acceso una Fortuna e ho pensato, come non pensavo ormai da anni. Mia moglie è un cesso, ho pensato. Il lavoro è una merda. Il mio unico amico è un mezzo ritardato. La mia vita è andata giù per la cloaca da quella sera che è arrivato il Gabibbo di merda a casa mia. Tutto ballonzolante e rosso come il diavolo, il maledetto mi ha fottuto del tutto. E’ giusto allora che mi vendichi, che gliela faccia pagare.

Così adesso sono qui, in via dei Mille. Sono tipo le tre di pomeriggio. Ho preso una feria per motivi familiari e il capo me l’ha data anche di malavoglia. Sto nella Lancia Y rossa di mia moglie, l’unica macchina che possiedo dopo che la uno è morta dalla fatica lo scorso inverno, altro che Bmw… Guardo la strada e fumo Fortuna.
Con la mano destra ogni tanto stringo il pezzo di legno che mi son portato dietro. Ci ho impiantato un chiodo dentro, per sicurezza. Aspetto. Davanti a me c’è la palazzina Fiordaliso, quella che continuano a costruire e demolire. La strada è vuota. Sono tutti al lavoro: qui ci vengono solo per dormire, cenare e al limite scopare. Ma proprio al limite, m’immagino.
La mia città è un dormitorio del cazzo.
E’ stato quel pupazzo di merda a fare in modo che io debba vivere come tutti questi idioti che lavorano e dormono come tanti robot. Io non ero fatto per ‘sta vita. Avevo le idee vincenti, io. Ma gliel’avrei fatta pagare quanto è vero Dio.
Del resto poco me ne frega. So che c’è un tizio dentro al Gabibbo che lo fa muovere e so che se lo ammazzo finisco dentro. Bé, mi dispiace per lui: se qualcuno ha pensato che aprire un sito per fare un po’ di soldi fosse un problema per questa società, io penso che qualcuno che si veste da pupazzo e vada a fottere le vite della gente sia un problema per questo paese. Questo gli dico al giudice quando mi farò beccare.
Zio cane, l’Italia è un paese fondato sulla truffa e quelli mi vengono a fare la morale a me. Ma che morale! Tanto è solo per il loro indice di ascolti. Mica vanno a inculare i ministri che rubano, quelli. Vengono da noi poveracci. Ma oggi gli insegnerò che non si deve scherzare coi poveracci perché se si incazza un poveraccio non si sa poi come va a finire.
Stringo di più la mia mazza improvvisata. Mi brucia la mano e non riesco a trattenermi. Mi accendo un’altra sigaretta. Poi arriva. E’ un camioncino bianco con la scritta “Striscia la notizia” su una fiancata. Svolta per via dei Mille e sbanda un pochino. Si ferma vicino alla palazzina Fiordaliso. Ci siamo. Controllo il respiro mentre il portellone del camioncino si apre. Ne esce qualcosa di rosso e grosso. Si muove ondeggiando. E’ goffo e quasi inciampa smontando.
Io non capisco più niente. Stringo la sigaretta fra i denti fino a staccare il filtro, poi lo sputo, smonto dalla macchina e parto a razzo con il mio pezzo di legno.
“EHHH!” Urlo. I tizi di Striscia si girano e quando vedono cosa gli si sta abbattendo contro diventano pallidi e urlano a loro volta: “No no no no no!” Dice uno, sbracciandosi.
Io guardo solo il mio obiettivo: il pupazzo di merda.
“Sono Roberto Zanon!” Grido io e la voce mi vien fuori con uno schizzo di saliva. “E tu mi hai fottuto la vita, maledetto figlio di puttana!” Nessuno mi ferma mentre abbatto la mia mazza sulla testa del Gabibbo una, due, tre volte.
Mi viene duro quando vedo il pupazzo che sanguina e…
Zio cane. Me ne rendo conto solo ora.
Il Gabibbo è riverso a terra, ora. Non si muove più. Una macchia di sangue rosso si allarga sotto di lui. Ma non c’ha una persona dentro.
Il Gabibbo è una persona.
Un mostro.
Mi viene su qualcosa dentro. Una paura che non ho mai avuto prima, neppure quella sera che mi hanno sgamato. Prendo la macchina e scappo via.

Adesso sono a casa mia che raccolgo le idee, come si dice. La Alessia è uscita a fare la spesa forse, o magari a spettegolare con qualche sua amica. Io mi son versato un bicchiere di vino e mi sa che oggi finisco tutta la bottiglia. Ho finito il pacchetto di cicche e devo uscire a comprarne altre ma ho paura ad uscire. Ho paura anche a stare in casa perché so che arriveranno. Suoneranno il campanello come quella sera. Magari non saranno neppure i carabinieri o la polizia. Magari saranno proprio quelli di Striscia con le loro telecamere e le liberatorie.
Torna mia moglie, mi chiede com’è andata la giornata ma mi vede un po’ strano e non si attacca con le solite menate, fortunatamente. Mi chiede solo se c’è qualcosa che non va. Io dico che non c’è mai stata una cosa che è andata e vado a letto, mi imbottisco di Serpax e spero di morire.

Non hanno suonato il campanello. Né il giorno in cui ho ucciso il Gabibbo né i giorni seguenti. Non è venuto nessuno ed è passato un mese. E c’è una cosa strana: hanno trasmesso il filmato, quello sulla palazzina Fiordaliso. L’hanno fatto proprio l’altro ieri, me l’ha detto mia moglie e io ho visto la replica.
Sì, hanno trasmesso il servizio. Si vedeva il Gabibbo che come al solito si lamentava in quello schifo di falso genovese. Poi andava addirittura dal sindaco a chiedere chiarimenti. Tutto come al solito insomma, il mio attacco non è servito a niente. Solo oggi, pensandoci bene, ho capito.
Stavo riparando una M6, una di quelle prezzatrici per fare i prezzi con 6 numeri. L’idea giusta mi è arrivata d’un tratto, come quando ero giovane e mi venivano le idee per far soldi. Non c’è un solo Gabibbo. Ce ne sono tanti. Qualcuno li fa crescere, quei cosi. Gli dà da mangiare e quelli crescono, proprio come gli umani. Magari c’è un magazzino, da qualche parte in Italia, dove qualcuno li tiene tutti.
Li immagino dire “Belandi” e “Besugo” e minacciare di spaccare qualche faccia. Migliaia di mostri rossi e grossi con la bocca grande. Un esercito di Gabibbi pronto a inculare noi poveracci.
Fra qualche settimana nascerà mio figlio, un maschio. la Alessia vuole che lo chiamiamo Alvise, io non le ho detto niente perché quando si impunta non c’è niente da fare ma per me Alvise è un nome un po’ da frocio. E comunque non mi suona. Non importa. Non so quanto riuscirò a voler bene a quel coso.
I colleghi mi dicono che i figli sono la vera rottura di scatole, peggio delle mogli o del lavoro. Quando hai i figli non scopi più, i pompini poi scordateli proprio. Quando hai i figli devi fare economia su tutto, ancora più di prima. E il bello che la Alessia finita la maternità torna a lavorare a allora via con le babysitter e l’asilo. E via soldi. Ho già deciso di scaricare il pacco ai suoceri che almeno si divertono, in fondo l’hanno voluto loro. E poi che cosa gli dovrei insegnare a ‘sto Alvise? Proprio non lo so. Mi pare di essere diventato scemo come Ricky a furia di sistemare ‘ste macchinette. Che gli devo dire? Che c’è un esercito di mostri rossi che ci fa rigare dritti? Che le fighe e le macchine grosse non esistono e te le fanno vedere solo per farti rabbia e farti star male perché non hai i soldi? Cazzo, io c’ho provato, Alvise. Davvero. Hai avuto sfiga a nascere con un papà come me, cosa ti devo dire. Spero solo che uno dei tuoi nonni schiatti presto che così tiriamo una boccata d’aria, qui sembra che tutto sia andato dove vorrei andare più spesso io, zio cane.

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