mar 9 2010

Cavalli Selvaggi

di Adamo Dagradi

Tracklist consigliata:


Li intercetto alle 23 e 45 del 14 dicembre sulla Timbuctù. La chiamiamo così per via delle mignotte africane che la davano via a 50 euro fino a qualche anno fa, nei parcheggi dei centri commerciali e nelle piazzole di sosta. Ora se ne sono andate, rimpiazzate da ucraine, moldave e albanesi. Dovremmo cambiargli nome, a quella strada. Una cosa tipo Mosca o Stalingrado.
La Timbuctù sarebbe la statale 10 tra Casteggio e Voghera. 10 km di pianura senza curve dove puoi prendere i 200, soprattutto a quell’ora. Loro, i 200, non li prenderanno mai. Non con quella Fiesta scassata del ’93. Non si sono fermati a un posto di blocco sull’Emilia, sfiorando il carabiniere che sventolava la paletta e che se n’è rimasto lì, inebetito.
Io ero fuori dalla Bella Napoli, a controllare i documenti di carico di un camion.
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feb 5 2010

I Reality fanno male

di Marilù Oliva

Tracklist consigliata:

  • Jesus and Mary Chain – Just Like Honey
  • Sonic Youth – Silver Rocket
  • Depeche Mode – Personal Jesus

«Vai a fare film porno!» le grida Il Falco, placidamente seduto su uno sgabello.
Vanessa lo guarda con occhi che schizzano rabbia.
Quand’erano dentro la casa, appena una settimana prima, questo ragazzotto che ora la offende se l’era divorata di baci sotto le telecamere indefesse dal Grande Occhio. L’aveva spinta in ogni angolo buio, dentro l’armadio, sotto al tavolo, tra le coperte, per ottenere qualcosa di più di quei baci. Lei l’aveva assecondato, con quel suo sguardo un po’ trasognato e la sua bocca umida.
Poi le era venuto il sospetto. Che lui avesse calcolato tutto, che usasse la loro intesa per aumentare l’audience: era finito in nomination, sbaciucchiarsi la pollastra del reality significava per lo meno suscitare curiosità. Così si era infuriata, era scoppiata una bella litigata dai toni esasperati. Lui le aveva dato uno spintone, lei aveva sbattuto contro la credenza e gli aveva gettato a mitraglia una scarica di mele lì adagiate su un vassoio. Una mela l’aveva colpito in testa. Ed ora eccoli qui, espulsi dal reality, seduti per un faccia a faccia alla trasmissione della domenica cui, come da contratto, hanno l’obbligo di partecipare. Lui col bernoccolo del colpo ricevuto, sulla parte destra della fronte, e i bicipiti esposti, lei coi lunghi capelli neri che le arrivano al sedere e una minigonna cortissima.
«Tu sei un falso, un…»
«E tu sei una troia, ti sei ripassata tutti i maschi della casa!»
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gen 29 2010

Un uomo fortunato

di Pierluigi Porazzi

Tracklist consigliata:

  • Rino Gaetano – Agapito Malteni
  • Rolling Stones – Paint It Black
  • Bruce Springsteen – The River

Sono un uomo fortunato. Lo dicono tutti. Vivo in un paesino di un migliaio di anime, lontano dallo smog e dai ritmi frenetici delle città. Ho una bellissima moglie, bionda e con gli occhi azzurri, e lavoro sotto casa, nella macelleria che ho ereditato da mio padre. In effetti, nonostante quello che potrebbe sembrare (sono alto più di 1,90), non sono molto tagliato per questo lavoro. Sono troppo buono. Me lo diceva sempre mio padre, prima che morisse. Non ci sono mai riuscito a uccidere quelle povere bestiole. Prima lo faceva mio padre, adesso, dopo che lui è morto, è mia madre che si occupa del macello. Però è il mio lavoro e mi adatto. Non posso lamentarmi, in fondo mi è andato tutto bene. Soprattutto con Alexandra, mia moglie. Ho sempre voluto una donna bella, di quelle che si vedono nelle riviste, e l’ho trovata. In Russia. Non che ci sia andato, in Russia. L’ho conosciuta via internet, abbiamo iniziato a scriverci e poi l’ho invitata qui da me. Pochi mesi dopo ci siamo sposati.

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gen 21 2010

Killing Gabibbo

di Sugarpulp Crew

di Carlo Vanin

Tracklist consigliata:

  • Bjork & PJ Harvey – Satisfaction (live @ Brit Awards ‘94)
  • Letfield – Open Up
  • Aphex Twin – Funny Little Man

Bé, vediamo se riesco a farvi capire bene come sono andate le cose. Ho sempre smanettato coi computer fin da piccolo e ho anche sempre cercato di guadagnarci sopra qualcosa. Mi sa che ho avuto il primo masterizzatore del veneto. Bé, magari no. Ma sicuramente uno dei primi della zona. Mi era costato un botto al tempo ma l’ho ammortizzato in breve. Dopo un mese c’avevo già un archivio di cd masterizzati da far invidia ai napoletani. E li vendevo bene, anche. Tipo 10 mila lire a cd, 14 con la copertina scannerizzata o scannata o come si dice. C’avevo un catalogo aggiornato che neanche il Ventitre su a Padova.
Bé, ma questo non c’entra neanche tanto ma è per farvi capire che ho sempre avuto una testa per queste robe qui. Insomma, bisogna fare soldi in sta vita, altrimenti come fai con le fighe?
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gen 7 2010

Lo scrittore è un mestiere pericoloso

di Pierluigi Porazzi

Tracklist consigliata:

  • Art Pepper – Straight Life
  • Rino Gaetano – E io ci sto
  • Don Giovanni – Lucio Battisti
  • Double Life – The Cars

Ero felice, fino a tre minuti fa, penso con i piedi sospesi a quindici centimetri da terra e la schiena schiacciata con forza contro il muro.
Ho trentacinque anni e da sette mesi ho realizzato il mio sogno: un piccolo ma combattivo editore, Gabella, ha pubblicato il mio primo libro, “Generazione Z”, tragicomico romanzo di formazione che narra le disavventure di un giovane scrittore di belle speranze, che poi sarei io. Adesso sto scrivendo il mio secondo romanzo, che il signor Gabella in persona ha già promesso di pubblicare, e sono felicemente fidanzato. Insomma, tutto andava a meraviglia, fino a tre minuti fa, quando ho sentito suonare alla porta. Continue reading


dic 17 2009

Una fottuta fortuna

di Carlo Callegari

Tracklist consigliata:

  • Nick Cave – Red High Hand
  • Verve – Lucky Man
  • Willy De Ville – Bamboo Road
  • Stevie Ray Vaughan – Lenny
  • Chris Isaak – Solitary Man

Un tuono, un terribile boato e le luci di casa che per un momento vacillarono.
“Vacca boia!”
In televisione, a centinaia di chilometri da lì, l’estrazione dei numeri del superenalotto continuò senza esitazioni.
“25”, annunciò una biondina slavata, come se si trattasse della soluzione del terzo mistero di Fatima.
“11”, fece poi come se avesse trovato anche una soluzione alla fame nel mondo.
“72”, e lo disse come se avesse appena avuto un orgasmo.
“Numero jolly… – e con lo sguardo sfilò delicatamente le mutande a tutti i maschietti che la stavano guardando da casa – 90.”
“Questo completa la sestina dei numeri fortunati di questa settimana. Vi sapremo dire tra qualche minuto se i settanta milioni del montepremi sono stati finalmente assegnati.”
“Vacca boia puttana!”
Un lampo di luce illuminò la stanza a giorno, mentre folate di pioggia fecero scricchiolare le finestre. Poi un altro tuono squarciò il silenzio e coprì ogni rumore.
Le luci del salotto si affievolirono, poi ripresero potenza, tornarono nuovamente ad affievolirsi, dopodiché fu il buio più totale.
“Vacca boia!”
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nov 9 2009

Autobiografia Spicciola

di Carlo Deledda

Tracklist consigliata:


 

Mi vestii e presi circa trenta pistole. Nella cassetta delle lettere trovai un bigliettino di avviso: “Riunione di condominio, ore 9:30 – Sede: Scantinato, 6° piano”.

Uscendo mi accorsi di essere in Veneto. Un cartello che puntava verso destra indicava la strada per raggiungere Treviso. La destra mi stava sul cazzo da sempre, così girai il cartello e presi la strada per Treviso, a sinistra.
Camminavo per la via quando venni fermato da quattro stronzetti:
“Tu, coglione! Ti ho visto, ci stavi guardando male.
“Non è vero.”
“Sì, invece. Sarai mica moldavo? Oppure terrone? Comunque adesso ti picchiamo.”
Uno di loro tirò fuori un coltello e me lo rivolse contro con aria truce. Io sfoderai una pistola e sparai a tutti e tre. In mezzo ai coglioni.
“AAAH, CAZZO, LE PALLE!” urlarono.
Li guardai contorcersi un altro po’, poi gli sparai in testa, a bruciapelo.
Tutt’ a un tratto mi accorsi di essermi dimenticato di prendere le pistole. Di conseguenza ai tre stronzi non gli avevo sparato mica.
Finirono per prendermi a calci in bocca fino a spaccarmi i denti. Continue reading


ott 20 2009

Il pacco

di Jacopo Pezzan

Tracklist consigliata:


 

3 giorni prima del meeting

«Cartesan, il Dott. Sandri ti vuole vedere». La stronza lo aveva detto con aria quasi dimessa ed occhi tristi, come se gli stesse chiedendo un’offerta per i bambini del Biafra, ma abbastanza forte perché tutti all’interno dell’open space la potessero sentire.

Sicuramente non sarebbe stata una chiacchierata piacevole, questo lo sapevano lui, la stronza ed ora anche tutte le altre ritardate che pigiavano tasti in continuazione sul computer. Che cazzo avessero da scrivere 12 ore al giorno poi, questo non lo aveva mai capito.

«Ok vado subito», aveva risposto alzandosi dalla scrivania con finta disinvoltura.

Dieci metri e sette impiegate (di cui cinque interinali) lo separavano dalla porta chiusa con appesa la targa in ottone «Stefano Sandri», per tutti Dottore, anche se al massimo aveva finito la terza media. Ma aveva sposato la figlia del padrone, cosa che a Borgoricco ti fa magicamente progredire nella scala dell’istruzione. Lui, che invece dottore lo era veramente, non aveva sposato nessuno di importate, quindi per compensazione era stato regredito al titolo di Cartesan, ovvero chiamato per cognome. Come quando andava alle superiori.

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set 29 2009

Lavoratore atipico

di Armando Autieri

Tracklist consigliata:


Che poi a me mi viene da ridere quando parlano di questi nuovi scansafatiche qui, ve’. Li chiamano “lavoratori atipici”, “interinali”, “precari”, e son quelli che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera e poi lavorano un due, tre mesi l’anno e non sanno fare altro che lamentarsi della loro situazione, “non abbiamo lavoro e non abbiamo diritti” e tutte queste balle qua.
Non capisco perché devono rompere. Io è una vita che sono un lavoratore atipico. Scavo nelle tombe e non sono mai andato a lamentarmi in televisione come quei tipi.
Sì, scavo nelle tombe e rubo i cadaveri, avete capito bene. Lo faccio da quando ero ragazzo e andavo con mio padre nei cimiteri di tutto il Friuli. Sì, è un mestiere che ci tramandiamo da generazioni, a quanto mi ricordo lo faceva anche mio nonno. Veniva dalle montagne della Carnia e poi si è trasferito qui a Udine. E c’è anche modo di fare un sacco di soldi. Io per esempio guadagno 1000 euro a corpo se sono in buone condizioni, perché poi mi tocca rimettere a posto la tomba e tutto, lavorare di notte con una torcia e correre tutti i rischi del caso. Di solito apro i loculi, e bisogna lavorare di brutto con il piede di porco, rompere il cemento, estrarre la bara, aprirla, e quello è un bel casino, visto che le chiudono ermeticamente, ve’. Ma io ho i miei attrezzi e so come fare funzionare la cosa. Poi bisogna rimettere tutto a posto e pulire, come se non è passato nessuno. Non voglio che qualcuno si accorge che c’è in giro uno che va a trafugare i cadaveri, è come ammazzare la gallina dalle uova d’oro. E faccio tutto questo, badate bene, da solo. A me mi piace, sia chiaro. E’ un lavoro che mi ha fatto togliere tante soddisfazioni. Ho vinto delle sfide con me stesso. E mi ha fatto conoscere un sacco di gente. Continue reading


set 18 2009

Cosa accadde di straordinario a Toni Bedin

di Elena Girardin

Tracklist consigliata:


Jedan
Fine settembre. Le campane di Carrè danno sette rintocchi. Tocchi freddi, definitivi, privi d’amore. A quest’ora Antonio Bedin sta per terminare le consegne del pane. Il suo fiorino bianco con la scritta azzurra “PANIFICIO BEDIN” sfila sottile come un pesce dentro le strette viuzze del centro, sfreccia sopra i marciapiedi dei nuovi quartieri residenziali, s’impenna lungo le salite dei colli costellate di villette e fienili. Toni è un cavaliere del pane, consegna cioppe, filoncini e brioches alle famiglie e ai ristoranti della zona. Appoggia i sacchetti sui muretti, dentro i portapane, davanti agli ingressi. Talvolta li lancia direttamente tra le braccia dei clienti già in piedi. Egli non teme né pioggia né vento, né cani incazzati. S’infila in tutti gli angoli del paese, dai più profumati ai più puzzolenti. Fa quel lavoro da tre anni, presso il forno dello zio, dopo che la fabbrica tessile per cui lavorava si è spostata da Schio alla Romania.
Quella mattina, nelle colline lungo la salita di via Tavani, una ragazza sbuca da un cespuglio, tagliandogli la strada. Toni ha la prontezza di schivarla. Si ferma. Che cazzo succede? Pensa.
Alza con forza il freno a mano, tira sù col naso e scende dal mezzo tra l’infastidito e il confuso. Ma, appena solleva lo sguardo, s’innamora. Nei suoi trentadue anni, passati quasi esclusivamente all’interno dei confini dell’Altovicentino, non ha mai visto una bellezza simile. La donna, bianca come latte, lo guarda con occhi sbarrati, verde pistacchio. Continue reading