mar 9 2010

Wild Barbabietole

di Sugarpulp Crew

Cari folgorati dalla visione della Barbabietola sulla Romea,

prima di tuffarci negli aggiornamenti di questa settimana vogliamo segnalarvi lo strepitoso successo di critica de L’ombra del falco, il romanzo d’esordio del nostro Pierluigi Porazzi. Le vostre barbabietole preferite questa volta se la tirano un po’ dato che la recensione scritta da Michele Fiano su Sugarpulp.it è stata la prima in assoluto a parlare dell’allucinante thriller di Porazzi (grazie anche a Marsilio Editori che ci ha permesso di leggere in anteprima il romanzo). Che L’ombra del falco sia un vero e proprio librazzo è un dato di fatto, provate a dare un’occhiata a quello che hanno scritto su Corpi Freddi, La Tela Nera, Thriller Magazine, Angolo Nero e nel blog di Marilù Oliva: un vero e proprio plebiscito!

Ma veniamo al succo della barbabietola di questa settimana, più tossica e zuccherina che mai: si parte con una recensione di Pierluigi Porazzi (sempre lui!), che ha letto per noi “Les Italiens” di Enrico Pandiani. Segue a ruota un’altra recensione, questa volta scritta da Carlo Vanin, che ci parla di “Gioventù d’asfalto”, seconda prova del furlano Massimo Santarossa. Last but not least Adamo Dagradi con Cavalli Selvaggi, un racconto splendidamente intriso di malinconia ambientato in una pianura padana fredda, umida e senza luce.

E prima di lasciarvi ai cavalli selvaggi dei Rolling Stones vi ricordiamo l’appuntamento con Matteo Righetto a Bassano del Grappa: il fondatore di Sugarpulp, in collaborazione con MilanoNera, presenterà il suo Savana Padana alla libreria La Bassanese di Bassano del Grappa (VI), giovedì 18 marzo alle 20.45.

Matteo Righetto e Matteo Strukul


mar 9 2010

Gioventù d’asfalto, di Massimiliano Santarossa

di Sugarpulp Crew

di Carlo Vanin

La storia viene separata dalla preistoria dall’invenzione della scrittura.
Grazie, e il papa è cattolico, direte voi. Prego, dico io, ma aspettate che vada avanti.
Il motivo di questa divisione è molto semplice: della preistoria non possiamo avere memoria scritta. Della storia sì. Come dire: gli scrittori, quei tizi che fumano e bevono troppo e che spesso sono parecchio strani, sono i depositari della nostra memoria.
Che fortuna, direte voi. Ci poteva andare peggio, dico io.

Massimiliano Santarossa, classe ’74, furlan di Villanova, è uno di quegli scrittori che ha vissuto le cose di cui scrive e La sua seconda opera “Gioventù d’asfalto” ha proprio a che fare con la memoria, sua e in parte nostra.

I racconti di “Gioventù d’asfalto” ruotano attorno ad un gruppo di giovani, un “branco” di periferia che diventa di volta in volta, di racconto in racconto, protagonista e osservatore. Protagonista di serate etiliche ed esagerate e osservatore di una nutrita schiera personaggi che si trovano a frequentare la vecchia osteria del paese all’inizio degli anni ’90, in un periodo di profondo cambiamento sociale per l’Italia.

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mar 9 2010

Les Italiens, di Enrico Pandiani

di Pierluigi Porazzi

Jean Patrick Manchette è vivo. Si è trasferito in Italia e ha cambiato nome. Adesso si fa chiamare Enrico Pandiani.

L’iperbole è d’obbligo nel parlare di uno dei più interessanti noir (e romanzi) degli ultimi anni, “Les italiens” (Instar, 2009), di Enrico Pandiani, appunto. Già dall’incipit, di grande potenza (Il primo proiettile ha attraversato la finestra con un colpo secco, è entrato nella pancia di Gaston, ha fatto il Tour de France fra le sue trippe ed è uscito poco sotto la scapola sinistra. Il secondo e il terzo hanno polverizzato una pila di compact disc e la Tour Eiffel di cristallo poggiata sul computer di Servandoni. Il quarto ha trapassato con un tonfo sordo il torace della tipa seduta davanti a me e il quinto le ha attraversato le testa portandosi via frammenti di osso, sangue, idee, cose varie. Il sesto e il settimo non hanno fatto danni, mentre l’ottavo proiettile frantumava l’avambraccio di Martini e il nono faceva scoppiare il suo monitor. Il decimo e l’undicesimo sono passati sopra la mia testa. Si è aperta la porta dell’ufficio e Delpeche è entrato con le mani sui fianchi. “Che cazzo succede qui dentro?” ha domandato guardandosi attorno. Si è beccato il dodicesimo proiettile dritto nello sterno. Durata dello show: sì e no una decina di secondi), si può immaginare cosa aspettarsi, e non si resta delusi, anzi. Il libro è un costante crescendo, in cui tensione e ritmo aumentano di pagina in pagina, lasciando, al termine della lettura, solo il rimpianto che il libro sia finito.
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mar 2 2010

The Black Crowes: The Southern Harmony and Musical Companion

di Matteo Strukul

Definiti da Melody Maker come la più rock’n’roll delle rock’n’roll band, i Black Crowes esordivano nel 1990 con il formidabile “Shake Your Money Maker”, disco prodotto da Gorge Drakoulias per la Def American di Rick Rubin. L’album, caratterizzato da un rock chiassoso e stradaiolo fortemente venato di blues, a poco più di un anno dalla sua uscita aveva scalato le classifiche americane, venduto milioni di copie ed imposto i Crowes come realtà rock più eccitante del momento.
Con “The Southern Harmony and Musical Companion”, che debutta nel maggio del 1992 direttamente al primo posto della classifica di Billboard, la band dei fratelli Chris e Rich Robinson, originari di Atlanta, dà alle stampe un lavoro fortemente influenzato dai caldi e collosi colori del sud degli States. Se “Shake Your Money Maker” era legato a doppio filo ai suoni di storiche band britanniche come Stones, Faces ed Humble Pie, “The Southern Harmony and Musical Companion” rivela invece una band confederata attenta a rivendicare le proprie radici musicali con una rabbia reazionaria sconcertante.

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mar 2 2010

Guano Padano: l’intervista

di Fabrizio Fulio Bragoni

Alessandro “Asso” Stefana, Zeno de Rossi e Danilo Gallo: in arte Guano Padano, formazione “giovane”, ma unica, nel panorama della musica strumentale italiana (e non solo). Da pochi mesi sono sbarcati sugli scaffali dei negozi di dischi con il loro album d’esordio, l’incredibile self-titled “Guano Padano”, prodotto da “Important records” e recensito, traccia per traccia, dal mitico Joey Burns, dei Calexico. Noi di SugarPulp, convinti di aver individuato delle profonde affinità tra la loro idea di musica, e la nostra di letteratura, abbiamo incontrato “Asso” Stefana, per rivolgergli alcune domande… Eccovi il risultato.

Alessandro Asso Stefana, chitarrista, compositore, collaboratore, tra gli altri, di Vinicio Capossela: raccontaci qualcosa di te…
Sì, allora… Sono nato a Brescia nel 1981. Grazie a mio padre, ho incominciato ad interessarmi di musica fin da bambino: nel 1987 ho iniziato a studiare chitarra classica, smettendo solo nel 1998. Pian piano ho cominciato ad interessarmi a molti altri strumenti, come lap e pedal steel, kalimba, omnichord, ukulele, balafon, organo, chitarra elettrica, banjo, e a lavorare con echi a nastro e loop di vinili. Oggi, oltre che chitarrista, sono compositore e produttore. Nel 2007 ho pubblicato, con Important Records, il disco solista “Poste e telegrafi”. Oggi collaboro stabilmente con Capossela, Mike Patton (Mondocane) e Guano Padano.

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mar 2 2010

Il Giudice Meschino, di Mimmo Gangemi

di Alessandro Morera

Giorgio Maremmi è un giudice oppresso dalla figura del padre che per la carriera lo spinge ad accettare il trasferimento in quella Calabria oggi cosi dilaniata tra uno Stato sempre più assente e la ‘ndrangheta di ultima generazione (feroce e razzista, oltre che priva di ogni scrupolo tanto da organizzare una caccia all’uomo nei confronti di quegli immigrati sfruttati e sottopagati, con la complicità dello stato, per distrarre l’attenzione pubblica dalla bomba piazzata al palazzo di giustizia di Reggio Calabria, probabilmente a causa di un calcolo ‘politico’ errato). Giorgio viene ucciso sembra per mano della ‘ndrangheta e un altro giudice suo amico, l’indolente giocatore di poker e viveur Alberto Lenzi, inizia a indagare suo malgrado su quella morte che sembra essere troppo firmata dalla ‘ndrangheta per risultare tale.
Alberto si avvale della collaborazione di un suo vecchio amico, Lucio, proprietario terriero e in quanto tale con inevitabili rapporti con la malavita locale, ma soprattutto si avvale della collaborazione del vecchio capobastone Don Nino Rota, boss all’antica, in carcere da molto tempo e speranzoso di avere gli arresti domiciliari. Continue reading


feb 17 2010

L’ombra del falco, di Pierluigi Porazzi

di Michele Fiano

9788831799591gGran colpo messo a segno dalla Marsilio questo romanzo d’esordio di Pierluigi Porazzi: un giallo ordito ottimamente, un noir dai molteplici riferimenti sociali e un pulp di quelli che fanno arrossire anche le barbabietole più navigate. Lo sfondo è un annebbiato Friuli apparentemente “tranquillo e operoso”, una parte del nordest che ha perso i colori vividi di una volta, che si è ingrigita.
Invece il killer che ci presenta Pierluigi imbratta di un bel rosso acceso tante pagine di questo libro, rendendosi protagonista degli omicidi di giovani fanciulle i cui corpi vengono ritrovati svuotati degli organi, orrendamente mutilati e artisticamente posizionati. E sono tanti, più di quanto si pensi in un primo momento.
Non possiamo attribuire la stessa operosità ai vertici della questura di Udine: raccomandati e nullafacenti, orientati solo alla soddisfazione delle esigenze e dei desideri dei propri superiori, tutti ai comandi dell’infido Presidente della Regione Aristide Gonano, l’uomo che al proprio soldo ha non solo le forze dell’ordine ma anche magistrati e giornalisti della superficiale stampa di provincia.
Ma ci sono agenti che non battono la fiacca e qualche magistrato ancora dedito all’incondizionato perseguimento della verità. Non hanno vita facile: per qualche strano e inquietante motivo le direttive dall’alto intralciano quando non ostacolano le loro ricerche.
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feb 17 2010

La Fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna, di Andrea Pinketts

di Sugarpulp Crew

Luca P. Trombetta

 

Facendo un giro in rete si possono scorgere vere e proprie recensioni killer su questo libro, ma come il miglior San Tommaso, bisogna vedere per credere, anzi leggere. “La Fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna”, a dispetto del chilometrico titolo, è un’opera abbastanza breve, edita da “Il Filo”, casa editrice che non ha una buona fama tra gli scrittori esordienti, specie per via della sua politica di editoria a pagamento, ma che, debbo essere onesto, almeno con uno scrittore affermato come Pinketts, a livello di editing ha fatto un lavoro strepitoso.
Il libro, materialmente parlando, è fantastico, illustrato con fotografie di Mariasole Brivio Sforza che donano un effetto sorprendente all’occhio del lettore che può degustare l’opera attraverso foto di autore. Ma il pezzo forte, come ovvio che sia, è l’opera in se, una fiaba per adulti che risveglia nel lettore un senso di infanzia per età adulta, vissuta con gli occhi di un adulto che non vuole abbandonare il se stesso bambino, e che cerca tra le righe di quest’opera una sorta di infanzia bis, fatta di magie e paradossi che oltrepassano il limite della genialità.

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feb 17 2010

L’Italia non fa paura (al cinema)

di Adamo Dagradi

Il 6 gennaio 1896 i fratelli Lumières proiettarono uno dei loro corti di 45 secondi dal titolo: “L’arrivo del treno alla stazione di Ciotat”. La leggenda vuole che il pubblico, ancora scosso dalla novità del cinematografo, fuggisse dalla sala temendo di essere travolto dalla locomotiva. C’è da scommettere che, ripresisi dallo spavento, gli spettatori presenti quel giorno siano diventati affezionati cinefili.
Prima dei titoli di testa di “The Hurt Locker” di Kathryn Bigelow appare la scritta: «La guerra è una droga». Potremmo parafrasarla in «la paura è una droga» (guerra e paura sono imprescindibili). Questa è la ragione, semplice e innegabile, per cui l’horror è uno dei generi più longevi e stimolanti. Possiamo spolverare i cliché che trovano nel successo di questa narrativa la necessità di “esorcizzare le fobie quotidiane” o che gli attribuiscono una funzione catartica. La verità, più cinica e spaventosa, è che la paura è un’emozione forte e diretta: un bene prezioso all’interno di vite che spesso si riducono a un limbo di giorni tutti uguali.
Durante gli anni ’80, con l’avvento dei generi splatter e gore (due gradi crescenti di sanguinarietà), i film dell’orrore hanno iniziato a fare “schifo” (in senso buono), spesso stemperati da generose dosi di humour nero. Un esempio: l’indimenticabile “Re-Animator” (1985) di Stuart Gordon (avete mai visto un uomo strangolato da un intestino?).
In questo articolo vorrei illustrare un percorso e sollevare una polemica. Il percorso è quello della new wave horror iniziata una decina d’anni fa. La polemica si chiede perché l’Italia, a questa rivoluzione, ha deciso di non voler o poter partecipare.

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feb 12 2010

Il Sangue è Randagio: James Ellroy presenta a Milano il suo ultimo viaggio

di Michele Fiano
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Michele Fiano con James Ellroy alla presentazione de "Il Sangue è Randagio"

Il sangue chiama il sangue e se il sangue è randagio, si sa: lo sugarpulpiano doc è attratto come un vampiro a digiuno da secoli che si vede aprire la bara da una verginella rosea e paffuta. Sì, perché per leggere “Il Sangue è Randagio” ho dovuto aspettare quasi dieci anni, ecco perché ho attraversato buona parte dello stivale per accorrere al richiamo. Mi preme precisare una cosa: ammiro Ellroy ma non tutta la sua produzione. È quanto scritto nei primi due capitoli della Underworld USA Trilogy che risulta oggettivamente epocale, imprescindibile.
Quanto ha ereditato il NIE dalla prosa di Ellroy anche se ritmi e contesti non sono apparentabili?
Avremmo goduto dei primi due capitoli della Trilogia Sporca dell’Italia di Simone Sarasso senza American Tabloid ?e Sei Pezzi da mille? Non a caso Simone ha mutuato dai primi due masterpieces ellroyani un indimenticabile personaggio: Pete Bondurant, una delle figure più nere ed importanti della crime fiction di tutti i tempi, l’uomo sul campo, il risolutore, l’infiltrato tra gli introdotti, l’onnipresente.
Don Winslow ci avrebbe intrattenuti con il suo ­- apprezzatissimo da Ellroy ­- Il Potere del Cane?
E De Cataldo avrebbe scritto Romanzo Criminale?
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